mercoledì 22 giugno 2011

Speciale Dr. Morgue su MangaForever.net

Lungo approfondimento redatto da Gianluca Conte per MangaForever.net, famoso portale di approfondimento sul mondo del fumetto italiano e internazionale. All'interno dello speciale, che trovate a questo link, ci sono anche alcune succose anteprime che riguardano il numero tre e il proseguimento della mini-serie, accompagnate da curiosità e qualche tavola. Buona lettura ;)
Ogni luogo ha le sue particolarità. Napoli ha la pizza e il mandolino. Parigi ha la Torre Eiffel e i croissant. Londra ha il London Bridge e la nebbia.

E Montreal? Beh, facile a dirsi… Montreal ha i serial killer. Ma, fortunatamente, ha anche i coroner.

Nonostante ora siate a conoscenza di ciò, state ugualmente pianificando un viaggio a Montreal? Beh, consolatevi… Nel caso cadeste nelle grinfie di qualche folle assassino, potete star tranquilli. No, non verrete di certo salvati dalla polizia e neanche da qualche eroe della domenica, quindi mettetevi il cuore in pace. Ma, se non altro, dopo vi ritrovereste in buone mani… Anzi, le migliori! Di chi stiamo parlando? Ma ovviamente di Yoric Malatesta! Chi è Yoric Malatesta? Continuate a leggere e lo saprete…
Nato dalla solida e prolifica collaborazione tra Silvia Mericone e Rita Porretto, prolifiche autrici del panorama italiano (andate a leggere il recente Dylan in rosé, nel caso non l’abbiate già fatto), Dr. Morgue, nuova miniserie bimestrale targata Star Comics, ci porta tra le ombre e le tenebre di Montreal, guidati da un accompagnatore che definire particolare, sarebbe riduttivo. Allo stato attuale dell’opera, risultano pubblicati solo il primo e, recentemente, il secondo numero, ma già da questi si può sentire sul palato il sapore di un noir costruito con cura e criterio.
Yoric è un coroner e collabora con la polizia di Montreal per stabilire le cause della morte dei corpi che gli vengono recapitati alla morgue (e da qui il titolo dell’opera che si pronuncia Dottor Mòrg e non Dottor Morghiù, come qualcuno, fino a poco tempo fa, si ostinava a fare). Avete presente C.S.I? Ecco, l’esatto opposto… 
Ben lungi dall’essere un altro Gil Grissom o Horatio Caine, Yoric è una persona profondamente umana e disumana al tempo stesso, difficile da inquadrare, difficile da gestire, difficile da digerire. Condannato dalla genetica ad esser portatore della Sindrome di Asperger, Yoric (che di cognome fa Malatesta, lo ricordo… Che crudeli, queste autrici, vero? Ma sempre meglio il suo, di cognome, piuttosto che altri… Tipo Mericone o Porretto) sembra attraversare la vita come uno spettatore dall’altro lato del vetro di un acquario, osservando con distacco quanto gli accade intorno, incapace di interpretare le espressioni, le emozioni altrui e il linguaggio figurato. Gli unici attimi in cui sembra sciogliersi, sono quelli in cui ha a che fare con i corpi dei suoi pazienti, con i quali intrattiene spesso dei discorsi. Per Yoric, del resto, sono perfetti interlocutori in quanto, per molti aspetti, sono a lui simili e affini. 
C’è anche da aggiungere che, se il primo giro di ruota non è stato certo generoso, anche i successivi non sembrano essere andati esattamente bene: un avvenimento attualmente imprecisato, svoltosi in un momento attualmente imprecisato, ha privato Yoric della donna che amava, regalandogli in cambio una vistosa cicatrice che gli attraversa il volto da parte a parte, rendendolo simile al Black Jack di nagaiana memoria.
Se la psiche del personaggio appare tanto peculiare, l’aspetto fisico lo è altrettanto: particolarmente alto, viso allungato, occhi e labbra perennemente inespressivi, goffo e sgraziato, il povero Yoric sembra la rappresentazione fisica dell’albatro di Baudelaire, destinato a non trovar una stabile collocazione sul suolo. Da contro, però, il nostro sembra avere un intelletto di prim’ordine: quasi a volerlo compensare della mancanza di comprensione di determinati stimoli, la natura sembra averlo omaggiato (e meno male, aggiungerei!) di una capacità analitica straordinaria, che il lettore ha modo di percepire pressochè immediatamente, quando Yoric, fra lo stupore e l’incredulità generale, compie una prima, disinvolta analisi di un paziente direttamente sul posto: appollaiato su una scala, accanto al corpo di un impiccato che pare essersi suicidato. Da questo scenario si dipana, irresistibilmente, l’insieme degli avvenimenti che vanno a comporre il primo albo, “La morte perfetta”, che vedrà il nostro eccezionale coroner contrapporsi ad un serial killer freddo e metodico, in grado di ammazzare le sue vittime in modo perfetto e pulito, evitando loro sofferenze inutili.

Qualcuno potrebbe obbiettare che avrebbe pure potuto evitare il lieve fastidio della morte… Ma mica si può voler tutto, dalla vita e dalla morte, no?

Parallelamente, si articola la vicenda, umana e professionale, di Yoric. Si conoscono, così, i comprimari che affiancano il nostro nella vita e nella professione: la prostituta Laverne, l’unica donna verso la quale Yoric sembra avere un qualche strano sentimento d’affetto; la svampita assistente, il perfetto contraltare al Dr. Morgue (tanto oca quanto Yoric appare intuitivo e analitico e tanto viva ed estroversa quanto lui appare freddo e introverso); l’ispettore di polizia, solido e affidabile, ma, ahimè, limitato (almeno a paragone del buon Yoric).
Tutti personaggi che hanno una loro collocazione e una loro ragione di esistere, ma che, accanto a Yoric, purtroppo tendono a risultare un pò scialbi. Del resto, sarebbe come affiancare un chianti d’annata ad un barbera da blister: come recitava una nota pubblicità, non c’è paragone.
Tra tutto questo ben di Dio, si ha addirittura l’occasione di fare addirittura capolino nel passato del nostro, scoprendolo quanto mai drammatico: la perdita della donna amata, le mille difficoltà derivanti dalla sua malattia, l’impossibilità di instaurare normali rapporti sociali, tutti pesi che Yoric è costretto a portare sulle sue spalle da solo (nonostante la buona Laverne compia eroici tentativi per alleggerirlo, finendo regolarmente respinta su tutti i fronti).

Un eroe anomalo, dunque… Un eroe che non desidera essere tale e che si accosta all’esistenza con indifferenza e freddezza. Ben lontano, dunque, dall’archetipo dell’eroe bello, bravo e buono, ma neanche simile a persone come Gregory House, che fanno del sarcasmo e del cinismo uno scudo per difendersi dal mondo. Yoric non può esser diverso da com’è, non può e non potrà mai cambiare. La sua, è una condanna a vita.

Dopo aver parlato del protagonista, è la volta di parlare dell’opera a livello narrativo. Un noir, come dicevo poco più su, strutturato in sei albi bimestrali, che unisce ai temi tipici del genere la particolarità dei risvolti e degli approfondimenti psicologici e medici. La sceneggiatura, almeno a quanto si può vedere dal primo numero, appare strutturata con bravura e ritmo, anche se, in alcuni punti, può sembrare lenta. Ben lungi dal rappresentare un difetto, però, perchè, nell’insieme, sembra perfettamente in tono con il personaggio e la sua particolare condizione. Inoltre, ben lontana dal mettere a dura prova il patto narrativo, mostra sequenze coerenti e verosimili, specie se riferite ai vari omicidi. Voci di corridoio vogliono che le autrici in persona siano solite sperimentare le tecniche di assassinio dal vivo, per testarne la praticità e l’efficacia, usando come cavie i lettori che non sono in grado di pronunciare con il corretto accento il nomignolo del personaggio, ma, più banalmente, il merito va alla pazienza nel documentarsi, usufruendo dell’apporto di numerosi esperti (la Porretto potrebbe aver, ormai, un mestiere assicurato come coroner, da tanti libri di medicina e anatomia sta ingurgitando!).

Piano piano, alcuni comprimari avranno maggior rilievo (una su tutte: la sventurata e forte Laverne), si chiariranno i veri scopi della lobby capeggiata dal Sindaco Mason (in apparenza, un gruppo dedito alla promozione del crimine fine a se stesso, comprendente personalità di spicco di Montreal) e si avranno decessi “eccellenti, giusto per non farsi mancar nulla. Per bontà del dinamico duo, tra l’altro, abbiamo anche un’anticipazione del terzo albo. Questo sarà un numero molto particolare, perché Yoric sarà costretto ad indagare sulla misteriosa scomparsa di tre ragazze, con l’aiuto di una psicometrista, ma l’unica cosa su cui potrà fare affidamento per ritrovarle è la storia della città immaginaria di Malabduvia, scritta proprio dalle tre giovani adolescenti. Per le immagini relative a questa città “fantastica” Paola si è ispirata in parte al Gabinetto del dottor Caligari e alle prospettive sghembe dell’espressionismo tedesco, a cui la Mericone e la Porretto hanno voluto fare un omaggio. Tale scelta estetica sarà ripresa pure nella copertina di Maria Cancellieri.

La carne messa a cuocere già dal primo numero è tanta: i numerosi richiami al passato del protagonista, la particolarità delle esecuzioni degli omicidi, il cliffhanger giustamente piazzato al termine dell’albo, tutto fa presagire un buon proseguimento d’opera, iniziata non col botto, ma lentamente, in crescendo, come un diesel. La continuità sembra ben assicurata dall’utilizzo del sostantivo morte in ogni titolo (n° 1 – La Morte Perfetta, n° 2 – La morte dentro, n° 3 – La morte Elettiva), seguendo la tendenza di recente affermatasi anche a livello del piccolo schermo, ma dubito ci sarà da preoccuparsi: con tutto quello che sembra esserci da raccontare, le ripetizioni non dovrebbero aver motivo di sussistenza, lasciando ampio spazio ai colpi di scena e agli spiazzamenti.

Dal punto di vista grafico, il buon Francesco Bonanno firma il character del personaggio e i disegni del primo albo e del sesto albo, regalandoci una Montreal cupa, tenebrosa, pesante e soffocante al punto giusto, spesso e volentieri inquadrata di notte come al voler sottolineare ancora una volta il muoversi del personaggio e dei suoi antagonisti in determinati ambiti. Più che di fumetto in bianco e nero, il suo è un fumetto in nero e bianco. Raccoglieranno il testimone di Luca, negli albi successivi, Daniele Stella e Marco Fara (rispettivamente matite e chine nel secondo e quinto albo), Paola Camoriano (terzo albo) e Beniamino Del Vecchio (quarto albo). Dalle succose anticipazioni concesseci, sembra proprio che saranno degni prosecutori del lavoro.
Le copertine, neanche a dirlo, sono pressochè tagliate su misura: cupe e tenebrose al pari dei disegni in bianco e nero, in aggiunta risultano piacevolmente malsane, potendosi avvalere del vantaggio della colorazione. Macabri artefici di questi piccoli gioielli grafici sono Marco Morandi e Maria Cancellieri, che ci accompagneranno fino alla conclusione naturale del tutto.

In conclusione, che altro dire? Prendendo a prestito le parole della Porretto, in occasione del nostro incontro al Napol Comicon: compratelo! Son certo che non ve ne pentirete.

Anticipazioni: in termini di trama chiaramente l’attenzione sarà lentamente portata a mettere maggiormente in luce la Confederazione a cui fa capo il sindaco Mason, chiarendo meglio gli scopi di questo gruppo che agisce nell’ombra di Montreal, ma non in termini complottistici o sadici. Diciamo che questa Loggia si caratterizza soprattutto per una visione del crimine assolutamente degenerata, ma con uno scopo ben preciso, per quanto scellerato. Possiamo dire che nel numero due abbiamo un approfondimento di questa Lobby.
Nel numero tre invece la Confederazione sarà toccata solo di sfuggita, mentre nel quattro, cinque e sei arriveremo proprio a scoprire tutte le carte anche con delle morti “eccellenti”.
Il rapporto tra Yoric e Laverne sicuramente subirà un’evoluzione (o un’implosione?), in ogni caso lei diventerà con il tempo una co-protagonista d’eccezione, le coincidenze che la vedono coinvolta nei “casi” di Yoric se inizialmente potevano sembrare forzate, poi troveranno un ampio margine di spiegazione… a cui arriverà anche il protagonista?

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